Ricerca: amniocentesi addio, basterà test sul sangue

BOLOGNA - Un semplice prelievo del sangue della futura mamma per rivelare, grazie allo studio delle rarissime cellule fetali circolanti, la presenza di anomalie e malattie genetiche del feto nel pancione. Il tutto evitando esami invasivi e rischiosi come l';amniocentesi. Questo l';obiettivo dell';intesa, che verrà siglata nei prossimi giorni a Singapore, tra Menarini e Sign (Singapore Immunology Network), avveniristico centro di immunologia a Biopolis, la ';citta'; della biomedicinà realizzata da A*Star, l';Agenzia per la scienza, la tecnologia e la ricerca di Singapore.
Protagonista dell';intesa, annunciata nei giorni scorsi, un frutto della ricerca italiana: ';Deparray';, la prima tecnologia in grado di isolare, in modo automatico, singole cellule presenti nel sangue mantenendole intatte, vive e capaci di riprodursi, sfruttando i principi della dielettroforesi. Deparray è stata realizzata a Bologna e brevettata dalla start up ';gioiello'; Silicon Biosystems, acquisita da Menarini nel settembre scorso. "Quando ho sentito parlare di questa tecnologia all';inizio ero un po'; perplessa, ma dopo averne esaminate le caratteristiche e averla vista all';opera sono rimasta molto colpita. Si tratta di un progresso straordinario per la biologia", spiega l';immunologa Paola Castagnoli, direttore scientifico del Sign dal 2008, dove guida un laboratorio forte di 200 scienziati di 25 Paesi, Italia inclusa fra cui 26 ';principal investigators';. Il suo gruppo eseguirà lo studio che punta a superare l';amniocentesi.
"L';apparecchio - spiega Castagnoli - ci consente di esaminare cellule rarissime e svelarne caratteristiche finora mai rivelate. L';intesa prevede un progetto di studio su 2 anni, compresa la validazione nella clinica, per individuare i marker in grado di mostrare, grazie a un semplice test del sangue materno, la presenza di patologie fetali. Una nuova tecnica diagnostica, che consentirà" di bypassare "un esame invasivo e rischioso come l';amniocentesi".
E se nei palazzi di cristallo e cemento di Biopolis la ricerca corre, Castagnoli pensa - una volta formalizzata l';intesa - di avviare rapidamente il progetto: "Già entro 6 mesi, quindi a settembre, speriamo di aver messo in luce il marker che ci serve. Noi - confida - siamo ottimisti: gli italiani hanno la creatività nei geni, e in questo campo, come nella Formula Uno, conta arrivare primi". "Credo nel made in Italy anche nel settore della ricerca biomedica. Qui a Singapore abbiamo già un drappello di studiosi italiani, ma cerchiamo sempre nuovi talenti: invito gli scienziati del vostro Paese a lavorare con noi", commenta Lim Chuan Poh, presidente di A*Star, salutando con soddisfazione l';iniziativa. In futuro, dunque, Menarini punta a commercializzare kit di biomarker da impiegare con la Deparray.
"Le opportunità sono numerose: non solo le patologie fetali, ma anche i tumori, le malattie infiammatorie e quelle autoimmuni offrono un campo di utilizzo di questa tecnologia.
Penso che tra 5 anni modificherà la clinica, sono pronta a scommetterci", afferma l';immunologa. In futuro, dunque, basterà un normale prelievo di sangue, circa 7 ml, per avere un quadro della salute del bebè ancora nel pancione. "Con la nuova tecnologia isoleremo cellule fetali nel sangue circolante di mamme che aspettano un bambino, per una diagnostica molecolare che può visualizzare 85 malattie genetiche senza un approccio invasivo. Nella biologia si sta aprendo un nuovo scenario, quello dello studio di singole cellule, e questo - scommette la studiosa - rivoluzionerà la diagnostica".
La macchina "potrà rivelarsi utile anche per monitorare l';efficacia dei farmaci e l';evoluzione di numerose patologie", prosegue Castagnoli. Il Deparray "costa circa 350.000 euro e al momento nel mondo è presente in una trentina centri, di cui 7 in Italia: al Cibio di Trento (dove si studiano cellule staminali), all';Irst di Meldola (Fc, sui tumori), all';Istituto Mendel di Roma (per la diagnosi prenatale), all';Università di Firenze, all';Università di Udine, all';Università di Catanzaro, all';Università di Urbino (tutte concentrate sui tumori), e si sta concludendo l';intesa con un centro a Milano", ha sottolineato Giuseppe Giorgini, presidente e amministratore delegato di Silicon Biosystems.
"Nella maggioranza delle strutture l';apparecchio viene usato in oncologia: la possibilità di accedere alle Cellule tumorali circolanti con un semplice prelievo di sangue offre l';opportunità unica di seguire l';evoluzione del tumore. Nel sangue dei malati di cancro - ha spiegato ancora Giorgini - le Ctc sono presenti in ragione di una per ogni miliardo di cellule sane. Grazie alle tecnologie brevettate da Silicon Biosystems è possibile selezionarle, analizzarne le caratteristiche biologiche, che spesso sono diverse da quelle del tumore primario, e studiare le più appropriate soluzioni terapeutiche personalizzate".
L';idea di isolare in modo automatico singole cellule rare presenti nel sangue mantenendole intatte, vive e capaci di riprodursi sfruttando i principi della dielettroforesi è venuta qualche anno fa a un giovane italiano, Gianni Medoro. Pugliese trasferito a Bologna per studiare ingegneria elettronica, Medoro aveva appena 25 anni quando, seduto al bar dell';ateneo, fece lo schizzo della sua invenzione: sfruttare la microelettronica per gestire le cellule. Medoro condivide la sua idea con Nicolò Manaresi, collega ';anziano'; di 31 anni: nasce una piccola società, la Silicon Biosystems appunto, che detiene il brevetto dell';apparecchio. Partecipa alla Business Plan Competition organizzata dall';Università di Bologna e vincono. Il denaro serve a mettere a punto il primo prototipo.
A questo punto è un';azienda italiana, la Menarini, ad accorgersi delle potenziali della piccola impresa e a decidere di acquistarla. Per accelerare le ricerche e rendere disponibili nuove applicazioni. "Nel 2010 abbiamo installato la
prima macchina", ricorda Giorgini. In pochi anni la società ha depositato 31 brevetti internazionali "e abbiamo pubblicato studi basati su una tecnologia unica al mondo, che oggi è presente nei centri di oncologia più importanti del pianeta".

fonte:  http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/03/14/news/ricerca_amniocentesi_addio_baster_test_sul_sangue-80993684/?ref=HREC1-9
 

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